Una nuova analisi dei primi versi di Sāvitrī — IX



15 agosto 2016

Questo è il nono articolo di una serie in cui vengono presi in esame i primi versi di Sāvitrī. Chi non avesse letto gli articoli precedenti può trovarli sotto il menu Weblog.

Abbiamo visto i primi ventidue versi del poema.
Il paragrafo che viene ora è composto di sei versi:

Athwart the vain enormous trance of Space,
Its formless stupor without mind or life,
A shadow spinning through a soulless Void,
Thrown back once more into unthinking dreams,
Earth wheeled abandoned in the hollow gulfs
Forgetful of her spirit and her fate.

Riprendiamo la lettura dal ventitreesimo verso.

Nell’analisi, sotto ciascun verso, si trova sempre la trascrizione fonetica secondo l’alfabeto fonetico internazionale (IPA), seguita da una semplice traduzione letterale parola per parola, il cui scopo è facilitare la lettura dei versi nella lingua originale (che rimane sempre il modo migliore di avvicinarsi a un testo poetico).


XXIII

Athwart the vain enormous trance of Space,

[əˈθwɔːt ðə veɪn ɪˈnɔːməs trɑːns əv speɪs,]

Athwart: Di traverso o per traverso, in obliquo | the vain: la vana | enormous: enorme | trance: trance, catalessi, | of Space: dello Spazio, |

Athwart è diverso da across; non significa semplicemente “per traverso” o “di traverso”, ma suggerisce un movimento obliquo, erratico, tipico di un natante non governato che va alla deriva. Che cosa si stia muovendo in questo modo sarà chiarito quattro versi più sotto, per ora ne viene descritto l’ambiente: è l’immensità vuota dello Spazio, definita come una “enorme trance”. Sri Aurobindo qui traduce una realtà cosmica che consideriamo fisica nei termini di uno stato della coscienza.


XXIV

Its formless stupor without mind or life,

[ɪts ˈfɔːmləs ˈstjuːpə wɪðˈaʊt maɪnd ɔː laɪf,]

Its formless: Il suo amorfo | stupor: stupore, stato di stupefazione | without mind: senza mente | or life: o vita, |

Questa trance dello Spazio è descritta come un formless stupor, o una stupefazione senza forma. Che cosa vuol dire “senza forma” in questo caso? Lo spazio non ha nessuna forma, ma normalmente in esso tutte le forme si manifestano; qui però è associato a uno stato passivo di vacuità dove manca la chiarezza della coscienza, vale a dire la capacità di percepire la realtà fenomenica (che nella mente si traduce come nāmarūpa, “nome e forma”). Il verso lo conferma dicendo che la mente e la vita sono assenti.


XXV

A shadow spinning through a soulless Void,

[ə ˈʃædəʊ ˈspɪnɪŋ θruː ə ˈsəʊl ləs vɔɪd,]

A shadow: Un’ombra | spinning: che rotea, che gira su se stessa | in a: in un | soulless Void,: Vuoto senz’anima, inanimato |

Sri Aurobindo comincia ora a descrivere ciò che si muove nell’immensa trance dello Spazio, senza ancora svelarlo del tutto: il verso ci dice soltanto che è come un’ombra che gira su se stessa. Lo spazio in cui quest’ombra va alla deriva come una trottola lanciata e poi dimenticata, già definito come “senza mente o vita” nel verso precedente, viene ulteriormente descritto come un Vuoto “senz’anima”. Il quadro è quasi completo: un’ombra si muove alla deriva in uno spazio vuoto, senza mente, senza vita, senz’anima.


XXVI

Thrown back once more into unthinking dreams,

[ˈθrəʊn ˈbæk wʌns mɔːr ˈɪntə ʌnˈθɪŋkɪŋ driːmz,]

Thrown back: Rigettata, respinta | once more: una volta ancora | into: in, dentro | unthinking dreams,: sogni senza pensiero, |

Quest’ombra è stata rigettata once more, “ancora una volta”, in una condizione di sogni senza pensiero, il che implica un ciclo alternato di coscienza e incoscienza, in cui unthinking dreams suggerisce una caduta nella subcoscienza che ha fatto venir meno la consapevolezza di sé. L’allusione a una caduta ciclica richiama la teoria tradizionale dell’evoluzione e dell’involuzione intese come movimenti universali fissi e ripetitivi, senza un reale esito: ad ogni manifestazione corrisponde un’evoluzione meccanica seguita da un periodo di esistenza più o meno stabile e infine, inevitabimente, dalla dissoluzione, pralaya; dopodiché il ciclo ricomincia.


XXVII

Earth wheeled abandoned in the hollow gulfs

[ɜːθ wiːld əˈbændənd ɪn ðə ˈhɒləʊ ɡʌlfs]

Earth: La Terra | wheeled abandoned: rotolava abbandonata, senza controllo | in the: nei | hollow gulfs,: vuoti abissi, |

Ora sappiamo che quell’ombra alla deriva nello Spazio, ricaduta in uno stato di oscuramento della coscienza, è il nostro pianeta, la Terra. Il suo moto di rotazione è abandoned, un aggettivo che qui significa “senza controllo”, confermando l’athwart dell’inizio che suggeriva il moto obliquo di un vascello alla deriva. Questa volta è un aspetto psicologico a essere descritto in termini fisici: il movimento alla deriva esprime lo stato di oscuramento e di oblio in cui si trova la Terra, che è come lo stato intermedio tra la morte e la rinascita.


XXVIII

Forgetful of her spirit and her fate.

[fəˈɡetfəl əv hɜː ˈspɪrɪt ənd hɜː feɪt.]

Forgetful: Dimentica| of her: del suo | spirit: spirito | and her fate.: e del suo destino. |

La fine del precedente ciclo evolutivo ha lasciato la Terra in uno stato in cui non è più cosciente né del suo spirito né del suo destino. Questo processo è del tutto simile al ciclo di esistenza dell’individuo, che a ogni nuova nascita dimentica le vite precedenti, la propria anima e il proprio destino, ed è costretto e ricominciare apparentemente da zero. Il verso, implicitamente, afferma comunque l’esistenza di uno spirito e di un destino del nostro mondo; sia per la Terra che per l’essere umano è quindi possibile riscoprire il proprio spirito, liberandosi definitivamente dall’ignoranza e indirizzando la propria evoluzione verso il compimento destinato.

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Sarva mangalam!

M.M.