Una nuova analisi dei primi versi di Sāvitrī — VI



25 dicembre 2015

Questo è il sesto di una serie di articoli in cui vengono presi in esame i primi versi di Sāvitrī. Chi non avesse letto gli articoli precedenti, può trovarli sotto il menu Weblog.

I versi presi in esame sono i primi nove del poema:

It was the hour before the Gods awake.
Across the path of the divine Event
The huge foreboding mind of Night, alone
In her unlit temple of eternity,

Lay stretched immobile upon Silence’ marge.

Almost one felt, opaque, impenetrable,
In the sombre symbol of her eyeless muse
The abysm of the unbodied Infinite;
A fathomless zero occupied the world.

Riprendiamo la nostra analisi dal sesto verso, che segna l’inizio del secondo paragrafo:

VI

Almost one felt, opaque, impenetrable,

[ˈɔːlməʊst wʌn felt,  əʊˈpeɪk, ɪmˈpenɪtrəbl̩,]

Almost: Quasi | one felt: si sentiva, si percepiva, | opaque: opaco, | impenetrable: impenetrabile, indecifrabile |

Qui il punto di vista sembra spostarsi dall’oggettivo al soggettivo, descrivendo ciò che un ipotetico one, qualcuno, avrebbe potuto “quasi percepire” trovandosi in quella Notte.

Prima ancora di dichiarare quale sia l’oggetto della percezione, se ne descrive la qualità con due aggettivi, opaque e impenetrable. Siamo davanti a un muro di nebbia: come sarà chiaro nei versi seguenti, in quel “fuori” indistinto non esiste ancora nessun mondo sensibile.

Ma se non c’è ancora un mondo, può esserci “qualcuno”? In effetti i due poli di soggetto e oggetto, come in ogni dualismo, dipendono l’uno dall’altro. È naturalmente un’immagine poetica, non costretta dai vincoli della logica, ma in questo richiamo a un soggetto è possibile riconoscere una logica più profonda, un accenno al modo in cui l’ignoranza stessa si risveglia dalla non-coscienza — un tema, questo, che sarà proposto poco più avanti nel poema.


VII

In the sombre symbol of her eyeless muse

[ɪn ðə ˈsɒmbə ˈsɪmbl̩  əv hə ˈaɪləs mjuːz]

In the: Nel | sombre symbol: cupo simbolo | of her: del suo (al femminile) | eyeless: senz’occhi | muse: stato assorto in contemplazione, fissità della mente e dello sguardo |

Nel settimo verso troviamo quello che ci viene presentato come un sombre symbol, o “cupo simbolo”: her eyeless muse. Più d’uno, tra i primi traduttori italiani di Sāvitrī, ha creduto trattarsi di una “cieca musa”; ma il sostantivo muse qui si riferisce all’atto del contemplare, o del rimanere fissi e assorti in qualche cosa (si veda al riguardo quanto detto a proposito di temple nel verso IV). È la presaga fissità della Notte: il pronome possessivo femminile her, che fa eco all’altro her usato nel quarto verso (In her unlit temple of eternity), rende chiara la relazione tra Night e muse.

Questa fissità della Notte, descritta come un’immane mente presaga (verso III), è eyeless, senz’occhi. L’aggettivo può anche significare semplicemente “cieco”, ma sarebbe sbagliato trascurarne il senso letterale: non ha “occhi” perché non è un essere o un’entità, cioè non offre niente con cui una coscienza separata possa entrare in contatto. Per questo è presa a simbolo dell’abisso di un Infinito ancora “privo di corpo”:


VIII

The abysm of the unbodied Infinite;

[ði əˈbɪzəm əv ði ʌnˈbɒdɪd  ˈɪnfɪnət;]

The abysm: l’abisso | of the: del | unbodied: senza (ancora) un corpo | Infinite: Infinito |

Qui troviamo per la seconda volta un aggettivo con il prefisso negativo un-: dopo un-lit nel verso IV, ora abbiamo un-bodied. È una particolarità che permette una lettura simile: così come unlit può significare una tenebra che non solo è totale, ma non è mai stata toccata da nessuna luce (e tuttavia lo sarà), qui unbodied suggerisce l’abisso di un Infinito non semplicemente incorporeo, ma che non ha ancora un “corpo” (ed è destinato ad averlo).

Si tratta quindi di un nulla primitivo, iniziale: non è “l’ultimo” Nulla, quello che poco più avanti, nel verso XI, è chiamato the last Nothingness e che possiamo considerare come il Nirvana di cui parla la tradizione. Mentre questo primo nulla è una iniziale assenza di ogni cosa dove nessuna percezione è possibile, quell’ultimo Nulla è un’infinita apertura della coscienza nella quale tutta la percezione del mondo, esaurita, si dissolve. Il Nirvana come esperienza non è qualcosa di negativo in se stesso; può diventarlo solo quando viene usato dal sé individuale come una specie di via di fuga dalla manifestazione (ammesso che una tale evasione definitiva sia, in effetti, possibile).

Qui, l’universo non esiste ancora; “esiste”, per così dire, solo un nulla in cui tutto può manifestarsi.


IX

A fathomless zero occupied the world.

[ə ˈfæðəmləs ˈzɪərəʊ ˈɒkjʊpaɪd ðə wəːld.]

A fathomless zero: Un insondabile zero | occupied: occupava | the world: il mondo. |

L’aggettivo fathomless ha normalmente il significato di “senza fondo” o “insondabile”, ma in questo contesto sembra richiamare anche l’altra sua accezione, quella di “indecifrabile” o “incomprensibile”. Quando diciamo che qualcosa è senza fondo, infatti, facciamo implicitamente riferimento a uno spazio; ma uno “zero” non occupa nessuno spazio. E tuttavia qui si dice che quello zero “occupa” l’intero universo… Il nono verso è un vero e proprio kōan, un’affermazione incomprensibile e paradossale la cui funzione è quella di infrangere i limiti concettuali della mente. Che infatti qui, per un momento, si ferma.

Nel suono delle parole zero occupied the world si può sentire l’eco della sillaba OM. L’eco della OM è una caratteristica ricorrente nella poesia di Sri Aurobindo; ad esempio la troviamo molto evidente nelle prime sillabe del primo verso, It was the hour.

*

Siamo così arrivati alla fine dell’analisi che ci eravamo proposti, estesa ai primi nove versi. Alcuni lettori ci hanno chiesto di espanderla addirittura a tutto il Primo Canto; ma questo per il momento non sembra possibile, e forse non è nemmeno necessario. Si potrebbe invece continuare questo tipo di analisi e commento limitatamente ad alcuni paragrafi successivi (quelli che costituiscono lo sviluppo diretto dell’incipit che abbiamo visto). Lo vedremo nei prossimi mesi.

Come sempre, chiunque desideri approfondire o discutere i temi trattati, o anche solo lasciare un suo commento, può farlo inviando una e-mail qui.

Buona festa della Luce, e, come sempre, sarva mangalam!

M.M.