Giugno 2011


Lo Yoga della Isha Upanishad

È appena uscita, nei tipi della Astrolabio-Ubaldini, la Isha Upanishad con la traduzione e il commento di Sri Aurobindo. Si tratta di una nuova versione, ampiamente riveduta e corretta, della traduzione italiana pubblicata dall’Ashram di Pondicherry nell’ormai lontano 1990. La nuova edizione è consigliata perché più precisa e rifinita sotto molti punti di vista, e tuttavia la vecchia edizione dell’Ashram, con la sua copertina blu in carta fatta a mano e lo stile tipografico tipicamente anglo-indiano, conserva un certo fascino ed è senz’altro cara a chi la possiede. Alla fine, visto anche il costo contenuto, niente impedirà di averle entrambe nella propria biblioteca.

Indipendentemente dall’edizione, la Isha Upanishad, quando compresa e assimilata nel suo significato autentico grazie al commento di Sri Aurobindo, può diventare un riferimento importante e perfino fondamentale nella pratica dello yoga integrale. Anche se può sembrare a prima vista un testo prettamente filosofico, la Isha Upanishad è una guida precisa ed essenziale in grado di introdurre il ricercatore al riconoscimento della natura non duale (advaita) della coscienza.

Che cosa significa non duale? La coscienza per noi è sempre, in modo quasi automatico, coscienza di qualche oggetto materiale o mentale; anche nell’introspezione e nella pratica spirituale c’è sempre (o almeno si parte da) un soggetto e un oggetto. Nelle stesse pratiche meditative l’oggetto della mente è spesso la mente stessa, come un serpente che si morde la coda. La non dualità sembrerebbe quindi una specie di negazione della coscienza individuale, possibile solo in stati come il sonno profondo, apparentemente senza nessun collegamento con la vita; ma non è necessariamente così. La Isha Upanishad è per l’appunto una chiave capace di sciogliere questo enigma apparentemente irrisolvibile.

Nella Isha Upanishad, la coscienza dualistica e separata è definita come Ignoranza, e la coscienza dell’unità del tutto come Conoscenza; ma l’anonimo Rishi della Isha non ci invita a rifiutare la prima per tuffarci soltanto nella seconda, cercando di annullare in questa la nostra esistenza. Al contrario: siccome l’interezza della Coscienza abbraccia sia la Conoscenza sia l’Ignoranza, il ricercatore dovrà accettare e abbracciare l’una e l’altra e fare l’uso appropriato dell’una e dell’altra, in quanto solo così sarà possibile realizzare il significato divino della vita nell’universo. Un tale yoga integrale è il vero messaggio della Isha Upanishad, che ne contiene non solo la visione ma anche, in nuce, le indicazioni essenziali per la pratica. Lungi dall’essere un’altra rarefatta filosofia, la Isha Upanishad può diventare in effetti una guida quanto mai concreta per ogni praticante sulla via dello yoga.

M.M.