Maggio 2011


Trafitti dalla Parola

Shabd ki chot” o ‘la ferita della Parola’ è un’espressione Hindi nata nell’ambiente dei cantori e seguaci di Kabir, il poeta mistico vissuto seicento anni fa in India. È un modo di descrivere l’esperienza che la ‘parola’ di Kabir può produrre nella mente e nella vita di chi l’ascolta (si tratta infatti di una tradizione prevalentemente orale, tenuta in vita per secoli da cantori itineranti). È una cosa molto più intensa e profonda dell’essere semplicemente ‘toccati’, e coloro che sperimentano questa particolarissima ‘ferita’ non sentono dolore, ma un’immensa felicità e gratitudine.

La poesia spirituale di Kabir non si fonda sul tema devozionale o bhakti come si potrebbe immaginare, non si sofferma in modo particolare sulla separazione dal Signore visto come Persona e come Amante, e sulla gioia di incontrarlo. Al contrario, va direttamente all’aspetto nirgun o assoluto del Brahman, del Divino, normalmente considerato di ardua comprensione e per sua natura ineffabile, ma che attraverso le canzoni di Kabir diventa come per magia concreto e percepibile.

Dice Vivek Das, un ex guerrigliero Naxalita del Bihar, oggi guida spirituale del Kabir Chaura Matth di Benares: “Non è una cosa complicata! L’esperienza del nirgun è semplicissima e profonda. È un chot (una ferita)! Nasce dall’intensa, quasi fisica scoperta dell’impermanenza di tutte le cose cui siamo attaccati. Un comune contadino è perfettamente capace di comprenderlo. Non c’è bisogno di una laurea per rendersene conto.” Vivek Das ricorda come vent’anni fa il verso Rehna nahin des birana hai… Non rimanere, questa terra è desolata… lo colpì così profondamente da fargli deporre le armi per sempre.

Ecco un esempio dei versi di Kabir:

Pescatore di perle nell’oceano,
io mi sono tuffato!
Son tornato tenendo la Realtà nella mano,
un pugno di saggezza.

Il tuo oceano è pieno di gioielli,
li coglierà il tuffatore.
Il tuo corpo ha nodi di saggezza,
li scioglierà il Signore.

Avida è la tua mente,
e come un pescatore
tesse le reti di questa illusione.

Ma il tuo oceano è pieno di gioielli…

Già Tagore aveva tradotto in inglese molte canzoni di Kabir, ma la parola scritta (e tradotta) fatica a trasmetterne l’essenza. È molto meglio, se possibile, ascoltare queste poesie al modo tradizionale, dalla voce dei suoi cantori, accompagnate dal suono della tanpura. Dopo, anche le parole scritte potranno essere apprezzate appieno.

Questa necessità ha finora limitato la possibilità di apprezzare a fondo Kabir, soprattutto per chi non parla Hindi e non vive in India. Per fortuna, grazie alla regista e musicista indiana Shabnam Virmani, ora abbiamo quattro splendidi documentari sulla tradizione di Kabir, realizzati con arte e professionalità, nei quali si può vedere l’India rurale (soprattutto la regione del Malwa) dove questa tradizione è stata mantenuta, conoscerne gli interpreti principali e ascoltare molti canti di Kabir in originale, con sottotitoli inglesi (nella eccellente traduzione della studiosa americana Linda Hess).

Esiste anche un sito, www.kabirproject.org, attraverso il quale tra l’altro è possibile ordinare i DVD per sole 300 rupie l’uno (5 euro). Almeno il primo, Chalo Hamara Des (Vieni nel mio Paese), non dovrebbe mancare nella biblioteca di nessun amante dell’India e della poesia. Ma il consiglio è di comprarli tutti e quattro, e immergersi nell’India di Kabir.

M.M.