Il primo verso

Il primo verso di Sàvitrī 

It was the hour before the Gods awake.

è estremamente semplice, composto con parole usuali, di uso quotidiano. Eppure nella sua semplicità risulta così essenziale e perfetto, da renderne la traduzione un’impresa tutt’altro che facile. Per fortuna, è anche uno dei versi piú semplici da leggere e godere nell’originale. La sua pronuncia non è difficile; nella trascrizione fonetica internazionale è:

ɪt wəz ði ˈaʊə bɪˈfɔː ðə ɡɒdz əˈweɪk.

Le parole vibrano dell’eco della sillaba OM, imponendo (quando si legge a voce alta) un ritmo lento e un tono profondo. Alla fine del verso tutto sembra fermarsi insieme all’ultima sillaba. Invece di essere inseriti in una narrazione, si è trasportati nel silenzio.

Quando, dopo una inevitabile pausa, si riprende il filo narrativo, ci si accorge di una caratteristica importante di questo primo verso: il verbo awake al presente. Il tempo presente di awake, dopo il passato di was, indica che quel risveglio si ripete ogni giorno, completando il riferimento iniziale a una “ora” nella classica apertura dantesca. Nella tradizione Hindu, a confermarlo, esiste tradizionalmente l’ora del risveglio dei deva ovvero degli dèi, chiamata brahma muhurta e corrispondente circa alle 4 del mattino, che non a caso è anche l’ora in cui in tutti i templi dell’India aprono le loro porte per la prima puja.

Anche questa interpretazione, per quanto chiara, non va presa in modo limitante o esclusivo: Sàvitri è poesia spirituale, e in quanto tale non è mai soggetta ai limiti concettuali. Del resto si intuisce che il verso contiene molto piú di una semplice indicazione, per quanto suggestiva, dell’ora del giorno. Esso sembra evocare un passato immemorabile (il tempo innanzi la nascita dei deva, come spiegato da Mère), il presente (l’ora in cui tradizionalmente i deva si risvegliano) e simbolicamente il futuro annunciato nel titolo del Canto (l’aurora di una nuova creazione). Viene cosí evocata una visione simultanea dei “tre tempi”, come a voler offrire un barlume della trikaldrishti, la siddhi yoghica della visione simultanea di passato, presente e futuro.

Questo primo, indimenticabile verso, che pare unire un’origine immemorabile a ogni nuovo giorno che nasce e a tutte le aurore che devono ancora sorgere, è la porta d’ingresso a quel mondo di poesia della visione e dell’esperienza spirituale che è Sàvitri.

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