Un passaggio dal Libro I Canto II

Questo, accompagnato da un commento di Sri Aurobindo stesso, è il famoso passaggio del Libro I Canto II in cui viene descritta la natura di Sàvitri.

[Libro I Canto II, versi 135-172]

135
   Near to earth’s wideness, intimate with heaven, §
   Exalted and swift her young large-visioned spirit
   Voyaging through worlds of splendour and of calm
   Overflew the ways of Thought to unborn things.

Prossimo all’ampia terra, intimo al cielo,
Pronto, sublime, giovane, dall’ampia visione il suo spirito
Attraversando mondi calmi e splendidi
Volava oltre i sentieri del Pensiero alle cose non nate.

139
   Ardent was her self-poised unstumbling will;
   Her mind, a sea of white sincerity,
   Passionate in flow, had not one turbid wave.

Ardente era il suo fermo volere dal passo sicuro;
La mente, un mare candido e sincero,
Scorreva con passione, in onde sempre limpide.

142
   As in a mystic and dynamic dance
   A priestess of immaculate ecstasies
   Inspired and ruled from Truth’s revealing vault
   Moves in some prophet cavern of the gods,
   A heart of silence in the hands of joy
   Inhabited with rich creative beats
   A body like a parable of dawn
   That seemed a niche for veiled divinity
   Or golden temple-door to things beyond.

Come danzando mistica e dinamica
Una vestale d’estasi purissime
Retta e ispirata dal firmamento in cui si svela il Vero
Si muove in qualche speco d’oracoli di dèi,
Un cuore di silenzio in mano all’estasi
Coi suoi creativi battiti abitava
Un corpo paragone dell’aurora,
Come una nicchia di deità velata
O soglia d’oro a un tempio delle cose al di là.

151
   Immortal rhythms swayed in her time-born steps;
   Her look, her smile awoke celestial sense
   Even in earth-stuff, and their intense delight
   Poured a supernal beauty on men’s lives.

Ritmi immortali scandivano i suoi passi qui nel tempo;
Lo sguardo, il suo sorriso destavano emozioni celestiali
Anche in ciò ch’è terrestre, e l’intensa lor gioia
Riversava bellezza superna sui giorni degli uomini.

155
   A wide self-giving was her native act;
   A magnanimity as of sea or sky
   Enveloped with its greatness all that came
   And gave a sense as of a greatened world:
   Her kindly care was a sweet temperate sun,
   Her high passion a blue heaven’s equipoise.

Un vasto darsi era il suo gesto innato;
Grande come l’oceano o come il cielo un’anima
Avvolgeva ciascuno nel suo spazio
E dava il senso d’un mondo più ampio:
La sua dolce premura era un sole gentile e temperato,
La sua alta passione una volta celeste e imperturbabile.

161
   As might a soul fly like a hunted bird,
   Escaping with tired wings from a world of storms,
   And a quiet reach like a remembered breast,
   In a haven of safety and splendid soft repose
   One could drink life back in streams of honey-fire,
   Recover the lost habit of happiness,
   Feel her bright nature’s glorious ambience,
   And preen joy in her warmth and colour’s rule.

Come un’anima vola, uccello in fuga,
Su ali stanche da un mondo di tempeste,
E raggiunge una quiete come quella d’un seno ricordato,
In un rifugio di sicurezza e splendido riposo
Si poteva risuggere la vita in sorsi di melata fiamma,
Riabituarsi ad essere in letizia,
E lambiti dall’aura della sua luminosa natura,
Lustrarsi di gioia, protetti in quel tepore colorato.

169
   A deep of compassion, a hushed sanctuary,
   Her inward help unbarred a gate in heaven;
   Love in her was wider than the universe,
   The whole world could take refuge in her single heart.

Imo di compassione, muto eremo,
Il suo aiuto interiore schiudeva una porta nel cielo;
L’amore in lei eccedeva l’universo,
Il suo cuore da solo poteva dar rifugio a tutto il mondo.

*

Nel 1936 Amal Kiran, che a quel tempo era la sola persona cui Sri Aurobindo avesse mostrato alcuni passaggi di Sàvitri, domandò al maestro:

“Questi versi [….] non provengono forse dal sovra-mentale piú puro?”

Sri Aurobindo rispose:

“Questo passaggio, a mio giudizio, appartiene a quella che si potrebbe chiamare l’intuizione sovramentale in azione, quando si esprime secondo il suo ritmo e il suo linguaggio più autentici. Non è mai facile pronunciarsi sulla propria poesia; ma penso di essere riuscito, qui e in altri passaggi più avanti, ad afferrare quella nota così difficile da afferrare; in versi singoli o in passaggi più brevi, credo si manifesti anche abbastanza di frequente”
[SABCL 29, p. 765]

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