La storia di Sāvitrī come raccontata da Vyāsa

 

Quella che segue è una traduzione quasi integrale del Sāvitrī upākhyāna (episodio o aneddoto relativo a Sàvitri) contenuto nel Libro della Foresta del grande poema epico indiano, il Mahabhàrata di Vyasa.

Nel Mahabhàrata, la storia di Sàvitri è raccontata dal saggio Markandeya a Yudhishthira e agli altri fratelli Pàndava mentre si trovano in esilio nella foresta, dopo aver perduto il loro regno nella fatale partita a dadi con Duryodhana. Yudhishthira chiede a Markandeya se avesse mai udito, o fosse mai stato testimone, di una vicenda più commovente di quella toccata in sorte a Draupadi, sposa dei Pandava; in risposta Markandeya racconta l’antica storia di Sàvitri.

Questa è quindi la versione originaria della leggendaria vicenda di Sàvitri come raccontata da Vyasa, da cui Sri Aurobindo trasse spunto per creare il suo grande poema epico. Altri particolari interessanti della storia, e un suo breve riassunto, si trovano qui.

Sāvitrī di Vyāsa

I. [Di seguito si narra] di come il re Ashwapati ricevette dalla dea Sàvitri l’esaudimento del suo desiderio di avere una discendenza, con la concessione della nascita di una figlia che, in onore della dea, fu anch’essa chiamata Sàvitri; e di come questa nacque dotata di una bellezza mai vista e molte e straordinarie qualità e, giovinetta, intraprese un pellegrinaggio attraverso varie regioni dell’India alla ricerca di uno sposo che fosse alla sua altezza.

Yudhishthira disse:

1. O grande saggio, non sono tanto addolorato per me, né per i miei fratelli, e neppure per la perdita del regno, quanto lo sono per la figlia di Drupada.

2. Anche se quell’anima malvagia [Duryodhana] ci aveva ridotti alla vergogna nella partita a dadi, lei, la figlia di Krishna, era accorsa in nostro aiuto; e ora di nuovo, in questa foresta, Jayadratha l’ha portata via con la forza.

3. Hai mai incontrato o hai mai udito parlare di una donna che, moglie devota e altamente virtuosa, per nobiltà e vicissitudini fosse paragonabile alla figlia di Drupada?

Markandeya rispose:

4. Ascolta, o re Yudhishthira, non esiste fortuna che le nobili donne possano desiderare o considerare preziosa, più grande di quella che la principessa Sàvitri conquistò anche in nome loro.

5. Tanto tempo fa, a Madra, regnava un re di grande virtù, devoto e seguace del dharma; egli viveva nella santa compagnia dei bramini e degli uomini dediti al bene, era una cosa sola con la verità e aveva sottomesso i propri sensi.

6. Offriva Yajna [sacrifici del fuoco], presiedeva alla carità, era abile nelle opere, amato dai suoi concittadini e da tutte le genti del regno; costantemente intento al benessere di tutti, regnava come un sovrano del mondo: il suo nome era Ashwapati.

7. Era compassionevole e paziente, veritiero nella parola, padrone dei sensi, e tuttavia non aveva figli; con l’avanzare degli anni quella mancanza l’affliggeva sempre di più.

8. Pertanto, al fine di ottenere una progenie, egli si diede alle sante pratiche dell’austerità; mangiava poco e a ore fisse, osservava la continenza, e controllava completamente i sensi.

9. Egli, supremo tra i re, ogni giorno offriva centomila oblazioni alla dea Sàvitri; e solo nella sesta parte del giorno si concedeva una piccola quantità di cibo.

10. Passarono così diciotto anni, durante i quali osservò pienamente tali regole d’austerità; al termine del diciottesimo anno la dea Sàvitri era molto compiaciuta di lui.

11. Allora, o Yudhishthira, sorgendo dal fuoco sacrificale nella sua splendida forma, la dea apparve di fronte al re, la cui gioia fu immensa a quella vista; così Sàvitri, colei che esaudisce i desideri, pronunciò parole di benedizione al sovrano del mondo, il re Ashwapati, colui che era costante nella pratica.

La dea Sàvitri disse:

12. O grande sovrano, sono molto compiaciuta della tua purezza e castità, della tua continenza e capacità di autocontrollo, della tua osservanza delle regole ascetiche e del grande cuore che hai messo nella tua devozione e adorazione.

13. O Ashwapati, re di Madra, chiedimi ciò che desideri, il dono che vuoi; che tu possa non vacillare mai nel compimento dei doveri del dharma.

Ashwapathi rispose:

14. O dea, ho iniziato questo santo sacrificio con l’intenzione di poter avere figli che adempissero ai riti religiosi; concedimi dunque dei figli, affinché il lignaggio dei miei avi non debba interrompersi.

15. Se davvero sei tanto compiaciuta di me, o dea, questa è la grazia che ti chiedo: dai due volte nati, dai saggi di questo mondo ho appreso che il retto ottenimento di una progenie è invero un grande dharma.

La dea Sàvitri disse:

16. Ben sapendo che questa era la tua intenzione, o re, già da tempo ne ho parlato al grande padre Brahma, il creatore stesso, affinché ti concedesse un figlio.

17. E come decretato da Brahma, l’autogenerato, invero per sua benevola concessione, presto genererai qui sulla terra una figlia radiosa, o tu dalla natura gentile.

18. Non fare alcun commento e non obiettare alcunché: questo è quello che il Padre creatore ti concede. Essendo molto compiaciuta di te, sono venuta a dirtelo.

Markandeya continuò il suo racconto:

19. Il re assentì con cuore grato, prendendo atto della promessa della dea Sàvitri; l’implorò soltanto che una tale grazia potesse avverarsi al più presto.

20. Dopodiché, quando la dea Sàvitri fu scomparsa alla vista, il valoroso sovrano fece ritorno alla sua capitale e, compiendo il suo dovere verso il popolo, governò il regno in accordo col dharma.

21. Il re, sempre saldo nei voti della virtù, nel corso del tempo depose il suo seme nel grembo della sua prima regina, che era la sua compagna sul sentiero del dharma.

22. O Yudhishthira, colei che così rimase incinta era una principessa Malawa; il feto si sviluppò in lei come il Signore delle stelle [la Luna, maschile in sancrito] cresce nel cielo nella prima parte del mese.

23. Nel tempo dovuto ella diede alla luce una bellissima bambina dagli occhi di loto; pieno di gioia, quel più nobile tra i re diligentemente eseguì tutti rituali per la nuova arrivata.

24. Poiché ella era un dono della dea Sàvitri, che era rimasta compiaciuta delle oblazioni fatte, il re suo padre e i saggi del regno decisero di chiamarla Sàvitri.

25. La principessa crebbe come un’incarnazione della dea stessa della Fortuna, bellissima e radiosa; nel corso del tempo divenne una giovane donna.

26. Con i fianchi larghi e la vita snella, era tanto bella da sembrare una statua d’oro; chi la guardava pensava che si trattasse di una creatura del cielo discesa tra loro sulla terra.

27. I suoi occhi erano come fiori di loto pienamente sbocciati, e nella sua bellezza sembrava una fiamma sfavillante; in verità, nessun pretendente si faceva avanti a chiedere la sua mano, poiché tutti erano intimoriti dalla luce ardente che emanava da lei.

28. Un giorno, durante una festività cerimoniale, Sàvitri digiunò e quindi fece un bagno rituale versandosi l’acqua sul capo; dopodiché si recò ad adorare il dio Agni. Cantando gli inni di benedizione trasmessi dai saggi, offrì le sacre oblazioni.

29. Poi, soddisfatta, raccogliendo i resti delle offerte per portarli al proprio genitore, lei che aveva l’aspetto della dea Lakshmi incarnata, andò da quella grande anima.

30. Presentandogli l’offerta del prasad gli toccò i piedi in segno di rispetto; quindi quella bellissima fanciulla restò in piedi con le mani giunte, di fronte al padre.

31. Vedendo la figlia cresciuta e nel fiore della giovinezza, con le sue splendide forme che sembravano quelle di una dea, il re s’addolorò al pensiero che ancora nessuno si fosse presentato a chiedere la sua mano.

Il re disse:

32. O vergine, è giunto il tempo che tu vada sposa, ma finora nessuno si è presentato a chiedere la tua mano; pertanto è d’uopo che sia tu stessa a sceglierti un marito, qualcuno dotato delle qualità adatte a essere il tuo sposo.

33. Fammi quindi sapere chi sceglierai e, dopo attenta considerazione, sarò io a fare la proposta di nozze; scegli liberamente qualcuno che sappia destare in te il giusto desiderio.

34. Ti dico ciò che ho udito dai due volte nati, i sapienti che recitano le sacre scritture; ascolta pertanto queste parole, o tu che sei nata sotto buoni auspici.

35. Un padre che non dà la propria figlia in sposa quando questa è in età da marito, è degno di rimprovero; un marito che non si unisce alla propria moglie nel periodo favorevole alla concezione, dev’essere biasimato; un figlio che non si prende cura della propria madre rimasta vedova, è anch’egli da condannare.

36. Rifletti su ciò che ti ho detto e mettiti in viaggio in cerca del tuo sposo; fallo, in modo che gli dèi non debbano rimproverarmi.

E Markandeya continuò:

37. Dopo aver così parlato alla figlia, il re diede disposizioni ai suoi più fidati ministri di preparare tutto per il suo viaggio, e di accompagnarla.

38. Un poco rossa in viso, quella figlia dalla nobile mente s’inchinò ai piedi del padre e, senza ulteriori pensieri, prendendo le parole di lui come un comando, s’accinse al viaggio.

39. Sul suo cocchio dorato e accompagnata dai consiglieri ella attraversò molti boschi leggiadri in cui i saggi del regno praticavano l’ascesi.

40. O Yudhishthira, Sàvitri viaggiò di foresta in foresta, salutando rispettosamente i venerabili anziani, toccando loro i piedi.

41. In tal modo, lasciando ricche offerte in tutti i luoghi di pellegrinaggio, la principessa visitò diverse terre e regni lontani dove dimoravano i più eccellenti tra i saggi.

 

II. [Di seguito si narra] di come Sàvitri prese la ferma decisione di sposare Satyavàn.

Markandeya continuò a raccontare:

1. O Yudhishthira, avvenne in seguito che, in una particolare occasione, il re di Madra si trovasse in compagnia di Narad [il divino cantore]; i due, seduti nella sala del trono, conversavano amabilmente.

2. Nello stesso tempo Sàvitri, dopo aver visitato tutti i luoghi sacri e i protetti luoghi di ritiro, fece ritorno assieme ai ministri alla reggia del padre.

3. Vedendo il padre in compagnia di Narad, la splendente e aggraziata fanciulla si avvicinò rispettosamente e s’inchinò ai piedi di entrambi.

Narad disse:

4. Da quale viaggio, o re, sta tornando tua figlia, e qual era la sua missione? e come mai, ora che è una donna giovane e bella, non la dai in sposa a un giovane degno?

Ashwapati disse:

5. In verità questo, o divino saggio, era il mio intento quando l’ho inviata sul sentiero della ricerca da cui proprio ora fa ritorno; sentiamo quindi chi ha scelto come proprio sposo e signore.

Markandeya continuò il racconto:

6. Obbedendo alla richiesta del padre di narrare nei particolari ciò che aveva scoperto nel suo viaggio, Sàvitri, bellissima e luminosa, parlò.

Sàvitri disse:

7. O Signore del mondo, nel lontano Shalwa regnava un re guerriero buono e giusto, famoso con il nome di Dyumatsena; poi però divenne cieco.

8. Nonostante Dyumatsena dimorasse stabilmente nella saggezza, il re di una terra vicina, suo antico nemico, informato della sua cecità e sapendo che suo figlio era ancora troppo giovane, cogliendo l’opportunità lo attaccò di sorpresa e s’impadronì del suo regno.

9. Allora il re, accompagnato dalla moglie e dal figlio ancora fanciullo, si ritirò in esilio in una foresta; in quella selva vasta e profonda si dedicò a un’austera ascesi osservando i più difficoltosi ed elevati voti.

10. Il figlio di Dyumatsena, pur essendo nato nella capitale, è cresciuto in quella selva austera; il suo nome è Satyavàn e in lui ho visto lo sposo giusto e desiderabile per me. Perciò, nella mia mente, io l’ho scelto.

Narad disse:

11. Ahimé! Sàvitri, o re, ha fatto una scelta infelice, su cui grava il presagio di una grande sventura; nella sua innocenza ella ha scelto Satyavàn, considerandone i grandi meriti.

12. Il padre di quel giovane dice sempre il vero, e la madre stessa non si discosta mai dalla verità; per questa ragione i bramini gli hanno dato il nome di Satyavàn, colui che è veritiero.

13. Ha la passione dei cavalli e si diletta a modellarli in statuette d’argilla; inoltre è bravo nel dipingerli per cui è noto anche con il nome di Chitrashwa, “pittore dei cavalli”.

Il re disse:

14. Il principe Satyavàn ha affetto per il padre, ed è anche brillante e intelligente? Non solo, ma è di natura paziente, e capace di grandi gesta?

Narad rispose:

15. È risplendente e fulgido come il dio del sole, Vivashwan, e la sua intelligenza è desta e acuta come quella di Brihaspati; il suo valore lo rende un guerriero eroico pari a Indra, e la sua pazienza è come quella della Terra.

Ashwapati disse:

16. Il principe Satyavàn è anche generoso nel donare? e dimostra rispetto per i bramini? Dal corpo ben formato, nobile e generoso, è anche di bell’aspetto e aitante?

Narad disse:

17. Come Rantideva, il figlio di Sankriti, è munificente entro i limiti di ciò che possiede; e come Shibi, il figlio di Ushinar, è buon consigliere ed è saldo nella devozione al Brahman.

18. Come Yajati è estremamente buono, ed è bello come la luna; questo figlio di Dyumatsena, forte di costituzione, è bello e prestante come uno dei gemelli Ashwini.

19. Egli ha il controllo delle sue passioni, è di natura dolce, è un giovane capace di eroismo, è colmo di verità ed ha disciplinato i sensi; è gentile con tutti, immune dall’invidia, e, pur risplendente com’è, ha un carattere serio e riservato.

20. Coloro che hanno progredito nell’ascesi e sono divenuti ricchi di nobiltà e virtù, dicono di lui semplicemente che è sempre schietto, costante, e stabile in tutte le sue qualità.

Ashwapati disse:

21. O venerabile saggio, hai declamato tutto ciò che è nobile e bello in lui, ma ora ti prego di dirmi se ci sono anche difetti.

Narad rispose:

22. Ce n’è uno soltanto, ma è tale da rendere vani tutti gli altri meriti e virtù, senza appello; per quanto si possa desiderare farlo, cancellare quella macchia è impossibile.

23. Entro un anno da oggi, la vita di Satyavàn in questo mondo sarà esaurita ed egli dovrà abbandonare il corpo; questa è la sola macchia che lo affligge. Non ce ne sono altre.

Il re disse:

24. Sàvitri, vieni, ascolta: mettiti di nuovo in viaggio e fai una scelta più felice. Tutte le molte e alte qualità di Satyavàn sono pari a nulla, se cancellate da una vita così breve.

25. Il tempo che gli rimane è troppo poco: come dice il venerabile Narad, che è rispettato dagli stessi dèi, al termine di un anno Satyavàn dovrà lasciare il corpo.

Sàvitri rispose:

26. Solo una volta una proprietà può essere spartita, e solo una volta una figlia può essere data in sposa; un dono che è stato dato, non può essere dato una seconda volta. Queste tre cose non possono mai avvenire più di una sola volta.

27. Che egli abbia una vita breve o lunga, che abbia qualità e virtù o ne sia privo, ho scelto Satyavàn come mio sposo e non sceglierò una seconda volta.

28. Si arriva a una scelta innanzi tutto attraverso il discernimento, che poi viene espresso in parole; solo dopo si passa all’azione. Quella percezione che ho avuto è, per me, l’unica autorità in materia.

Narad disse:

29. O grande tra gli uomini, il discernimento e la comprensione di tua figlia sono davvero saldi e imperturbabili; non c’è nessuno che possa smuoverla dalla sua decisione, che sotto ogni aspetto è conforme al dharma.

30. Nessuno ha le qualità che Satyavàn possiede; per questo, dargli in sposa tua figlia mi appare come una cosa buona e giusta.

Il re disse:

31. O venerabile, ciò che dici è la pura verità, e ciò che deve avvenire è inevitabile; seguirò quindi il tuo consiglio, poiché tu sei il mio maestro e precettore.

Narad disse:

32. Il matrimonio di tua figlia Sàvitri si svolgerà senza impedimenti; ora per me è arrivato il momento di partire. Che tutto qui sia nobile e propizio.

Markandeya continuò a raccontare:

33. Con queste parole di benedizione, Narad si alzò per tornare alla sua dimora in paradiso. Il re diede inizio ai preparativi per il matrimonio della figlia.

 

III. [Di seguito si narrano] le nozze di Sàvitri con Satyavàn, e di come i suoi regali suoceri e tutta la famiglia fossero compiaciuti del suo servizio e della sua operosità.

Markandeya continuò il suo racconto:

1. Il re allora si dedicò ai preparativi per le nozze della figlia, apprestando il necessario finché tutto fu pronto.

2. Invitò i bramini anziani e tutti i sacerdoti per officiare il santo sacrificio, e i cantori degli inni vedici; scelse un giorno e un’ora di buon auspicio e quindi, con la figlia e tutti gli altri, si mise in viaggio.

3. Raggiunta la profonda e sacra foresta il re, accompagnato dai bramini, camminò fino al luogo in cui viveva il saggio re Dyumatsena.

4. Là vide, seduto su una stuoia da asceta sotto un alto e imponente albero sal [shorea robusta], l’illustre re rimasto cieco, che lo aspettava.

5. Con tutti gli onori il re Ashwapati rese rispettosamente omaggio al re asceta, e con parole efficaci e appropriate si presentò a lui.

6. Da parte sua il re asceta, dotto nel dharma, ricevette il re Ashwapati offrendogli oblazioni, facendolo sedere su un alto seggio e donandogli una vacca sacra; infine gli domandò quale fosse il motivo della sua visita.

7. Allora, esprimendo il suo desiderio e svelando lo scopo della sua visita, che riguardava Satyavàn, Ashwapati presentò a Dyumatsena la sua proposta.

Ashwapati disse:

8. O saggio re, ho una figlia bella e virtuosa di nome Sàvitri; il motivo della mia visita è di chiedere a te, che sei stabile nel dharma, di accettarla come tua nuora nel modo giusto e appropriato.

Dyumatsena disse:

9. Ho perduto il mio regno e abito qui nella foresta, dove vivo in accordo col dharma dedicandomi alle pratiche dell’ascesi. Che giustizia sarebbe se tua figlia venisse a vivere in questo eremitaggio, a sopportare le sofferenze e difficoltà di questo tipo di vita?

Ashwapati rispose:

10. La felicità e la sofferenza hanno un inizio e una fine: questo sia io sia mia figlia lo sappiamo bene. Perciò, o saggio re, ti prego di non parlare in questo modo a una persona come me, che è venuta qui dopo aver preso una decisione, pienamente consapevole di ciò che comporta.

11. Sono venuto qui contando sulla tua approvazione, con un sentimento di amicizia solidale e sincero, e ti prego di non deludermi in questo; poiché sono venuto a te con amore, non rimandarmi indietro dopo aver declinato la mia offerta.

12. Tu sotto ogni aspetto sei all’altezza della mia posizione, e sei accettabile per me come io lo sono per te; benevolmente, quindi, accetta mia figlia come sposa di Satyavàn e come tua degna nuora.

Dyumatsena disse:

13. È sempre stato mio desiderio instaurare un legame di parentela con te; ma, dopo aver perduto il regno, pensavo di non avere più alcuna speranza di poter realizzare questo sogno.

14. Se però questo mio antico desiderio, sempre caro al mio cuore, potrà compiersi nonostante tutto, così sia: tu per me sei l’ospite più degno di onore, e il più benvenuto.

Markandeya continuò il suo racconto:

15. Allora, invitando i dotti bramini e i residenti dell’ashram di quella foresta, i due re congiuntamente seguirono le cerimonie e i rituali prescritti e celebrarono le nozze.

16. Ashwapati, avendo così concesso la mano della figlia, e dopo aver offerto numerosi doni, fece ritorno al suo palazzo estremamente compiaciuto.

17. Satyavàn era felice di avere come sposa una fanciulla così bella, che brillava di tutte le più nobili e raffinate qualità; e Sàvitri era a sua volta felice di aver soddisfatto il proprio desiderio di averlo come suo sposo.

18. Dopo la partenza del padre ella si spogliò di tutti i suoi ricchi abiti e ornamenti, indossando semplici tuniche colorate di rosso e accessori fatti di corteccia.

19. Con la sua inclinazione al servizio e altre simili qualità, come la cortesia e l’umiltà, l’equilibrio e una condotta composta, e adempiendo a tutti i propri doveri perfettamente, ella soddisfaceva tutti e tutti erano contenti di lei.

20. Si prendeva cura delle necessità della suocera e ne teneva in ordine i vestiti; e le poche essenziali parole che scambiava con il re suo suocero erano piene di devozione e reverenza.

21. In modo simile, usando parole amorevoli e dolci, sempre attenta, calma e tranquilla, si assicurava che il suo sposo fosse sempre felice, anche nell’intimità.

22. O Yudhishthira, così in quell’ashram tutti vivevano sempre intenti all’ascesi, mentre il tempo passava.

23. Solo Sàvitri serbava il dolore nel cuore; dal mattino alla sera e anche durante la notte, in ogni momento, ciò che il saggio Narad aveva profetizzato era sempre presente nella sua mente.

 

IV. [Di seguito si narra] del ‘voto delle tre notti’ di Sàvitri e di come, con il permesso degli suoceri, ella si recò nella foresta insieme al suo sposo.

Markandeya riprese il racconto:

1. O Yudhishthira, con il volgere di molte lune il tempo passava, e l’ora fatale in cui Satyavàn doveva morire s’avvicinava rapidamente.

2. Sàvitri teneva il conto dei giorni, di ciascun giorno che non sarebbe più tornato; quello che Narad aveva detto riguardo al destino incombente restava sempre impresso nel suo cuore.

3. La virtuosa e nobile donna, sempre più angosciata, quando vide che solo quattro giorni erano rimasti, fece il voto di restare immobile nello stesso luogo per tre giorni e tre notti.

4. Il re, quando udì di un voto così difficile a mantenersi, ne fu turbato; si levò e parlò a Sàvitri con parole gentili e determinate.

Dyumatsena disse:

5. O principessa, la prova cui vuoi sottoporti è ardua e severa; restare in piedi senza muoversi per tre giorni e tre notti in questo modo è qualcosa di molto difficile da portare a termine.

Sàvitri rispose:

6. Non dolertene, ti prego; riuscirò a portare a termine il mio voto senza biasimo. È possibile portare a termine un tale volto solo avendo un fermo risolvimento, e io così l’ho iniziato.

Dyumatsena disse:

7. Come potrei mai chiederti di non mantenere il tuo voto? Per una persona nella mia posizione, la cosa migliore è desiderare che tu possa portarlo a termine, fino in fondo.

Markandeya continuò a raccontare:

8. Così dicendo, quel re Dyumatsena dalla magnanima mente si ritirò e Sàvitri, stando eretta nel luogo fissato, sembrava come un legno diritto lì piantato.

9. O Yudhishthira, col pensiero “presto il mio sposo morirà”, e piena di un intensissimo dolore, Sàvitri restò eretta e immobile finché anche l’ultima notte era ormai passata del tutto.

10. Il mattino seguente, consapevole che quello era il giorno predestinato, innanzi l’alba accese un brillante fuoco; compiendo le offerte sacrificali, portò a termine i rituali prescritti.

11. Quindi rese omaggio a tutti i saggi, agli anziani e ai propri suoceri; con le mani giunte in segno di reverenza, rimase in piedi di fronte a loro.

12. Tutti quei residenti della sacra foresta, maturati nell’ascesi, benedissero Sàvitri; i saggi le augurarono ogni bene e una vita immune dalla vedovanza.

13. Ella allora entrò nello yoga della meditazione e, ripetendo nel suo cuore quelle parole di buon auspicio, disse a se stessa: “Possa invero essere così!”.

14. Ma la mente della principessa era sempre colma di dolore, sapendo che il tempo e il momento predetto da Narad era ormai imminente.

15. O Yudhishthira, vedendo la principessa così seduta, solitaria e silenziosa, i genitori di Satyavàn le rivolsero parole affettuose.

Il re suo suocero le disse:

16. Seguendo le più severe norme di osservanza, hai portato a termine il voto; ora è tempo che tu assuma un po’ di cibo, come si conviene.

Sàvitri disse:

17. Solo quando il sole sarà tramontato il mio desiderio sarà stato soddisfatto, e potrò mangiare; ho preso questo risolvimento con il cuore e sono tuttora intenzionata a mantenerlo.

Markandeya continuò a raccontare:

18. Mentre Sàvitri così conversava Satyavàn, messasi l’ascia in spalla, s’apprestava a recarsi nella foresta.

19. Sàvitri gli si avvicinò dicendogli che non l’avrebbe lasciato andare da solo, ma l’avrebbe accompagnato; non poteva davvero permettere che andasse solo.

Satyavàn disse:

20. O mia bella e dolce sposa, non sei mai stata prima nella foresta; i sentieri al suo interno sono scoscesi e possono ferire i piedi; del resto, indebolita come sei dal voto che hai appena mantenuto, come riuscirai a camminare?

Sàvitri rispose:

21. Dopo il digiuno e il voto, non mi sento né debole né tantomeno esausta; al contrario sono piena di energia all’idea di accompagnarti, quindi per favore non rifiutare questa mia richiesta.

Satyavàn rispose:

22. Se hai tanto desiderio di accompagnarmi, io ne sono contento; ma per evitare ogni possibile biasimo, è d’uopo che tu ottenga il permesso dei venerabili genitori.

Markandeya continuò il suo racconto:

23. Allora Sàvitri, colei che aveva mantenuto il difficilissimo voto, si recò dai suoi suoceri e, con rispetto, chiese loro il permesso con queste parole: Ora, il mio sposo sta partendo verso la grande foresta, per raccogliere legna e frutti.

24. Sento un forte desiderio di accompagnarlo, e spero che voi me ne darete il permesso; ormai non posso restare separata da lui nemmeno per un momento.

25. Satyavàn si sta recando nella foresta per raccogliere frutta e fiori, e legna per il fuoco sacrificale: questo gli è stato chiesto dai suoi venerabili precettori e, stando così le cose, non è in mio potere impedirglielo. Fosse stato per qualunque altro motivo, gli avrei chiesto di non andare.

26. D’altra parte, è ormai un anno che sono qui e non sono mai uscita dal recinto dell’ashram; ora è sorta in me la curiosità di vedere la foresta, con tutti i suoi alberi e i suoi fiori.

Dyumatsena disse:

27. Da quando Sàvitri è stata lasciata qui dal padre affinché diventasse mia nuora, non ricordo che ella mi abbia mai fatto alcuna richiesta particolare; in effetti non ricordo che mi abbia mai chiesto nulla.

28. Lasciamo, quindi, che questa giovane sposa soddisfi il suo desiderio; solo, o mia diletta figlia, ti prego di usare prudenza nel percorrere i sentieri della foresta insieme a Satyavàn.

Markandeya continuò a raccontare:

29. Soddisfatta di aver ottenuto il permesso degli suoceri, Sàvitri se ne partì con il suo sposo; tuttavia, anche se sembrava sorridente e lieta, l’afflizione che portava in petto era sempre più pesante.

30. Vedeva, con i suoi grandi occhi spalancati, le diverse parti della foresta in tutti i loro aspetti, e tutto era bello, e i gioiosi stormi dei pavoni erano ovunque.

31. Satyavàn, mostrandole i sacri ruscelli dalle acque gorgoglianti, e le alte vette all’orizzonte, e gli alberi carichi di fiori, le rivolgeva parole dolci come il miele.

32. E tuttavia, costantemente, con sguardo attento, ella sorvegliava da vicino ogni movimento del suo sposo; memore delle parole del celeste saggio Narad, ella sapeva per certo che il tempo della morte di Satyavàn stava per arrivare.

33. Mentre camminava con andatura dolce e aggraziata, il suo cuore era come spezzato in due: una parte seguiva con gioia lo sposo, mentre l’altra attendeva il momento fatale.

 

V. [Di seguito si narra] del dialogo tra Sàvitri e Yama, il dio della morte; di come Yama restò compiaciuto ascoltando le rette e sagge parole di Sàvitri e le concesse numerosi esaudimenti; di come Satyavàn tornò in vita e, dopo aver conversato con la sposa, fece ritorno all’ashram insieme a lei.

Markandeya riprese a raccontare:

1. Satyavàn, fulgido nel suo vigore, e aiutato dalla sua sposa, riempì un cesto di frutti e quindi cominciò a tagliar legna.

2. Ma, mentre colpiva i rami con la sua scure, cominciò a sudare profusamente e, provato dalla fatica, avvertì un acuto dolore alla testa.

3. Turbato, si avvicinò alla sua dolce sposa e le parlò con tono amorevole.

Satyavàn disse:

4. A causa della fatica mi ha preso una forte emicrania; o Sàvitri, tutte le mie membra sono strette in un’agonia e mi pare che il cuore stia bruciando; o tu che sei sempre silenziosa, mi sento davvero male.

5. Mi sembra che punte acuminate mi perforino il capo, e sento il bisogno di sdraiarmi; o donna benedetta e di buon auspicio, non riesco più a reggermi in piedi.

E Markandeya raccontava:

6. Sàvitri, vedendolo il suo sposo quello stato, subito accorse presso di lui e, sedutasi a terra, gli fece appoggiare la testa sulle sue ginocchia.

7. Memore di ciò che Narad aveva detto, quella devota donna, dedita alle pratiche dell’ascesi, si rese conto che il giorno, l’ora, il momento stesso che il saggio aveva predetto erano arrivati.

8. Non passò molto tempo, che vide apparire sul posto un essere luminoso vestito di rosso, con una corona sul capo; era di aspetto fulgido e bello, tanto da sembrare un’apparizione della divinità stessa del Sole.

9. Il suo corpo, di colore scuro, emanava luce, e i suoi occhi erano rossi come il sangue; nella mano stringeva un laccio che ispirava terrore a vedersi; si avvicinava sempre più a Satyavàn, fissandolo intensamente.

10. Sàvitri, alla sua vista, lasciò scivolare la testa dello sposo sul prato e, alzandosi con le mani giunte, con cuore tremante, gli parlò con la voce rotta dall’emozione:

Sàvitri disse:

11. Credo che tu sia un nobile dio, poiché non hai aspetto umano; ti prego, se vuoi, di dirmi chi sei e che cosa sei venuto a fare, o dio!

Yama disse:

12. O Sàvitri, poiché sei devota al tuo sposo, e adepta dell’ascesi, mi è possibile parlare con te; sappi, o donna virtuosa, che io sono Yama.

13. La vita del tuo sposo Satyavàn, essendo lui un essere legato alla terra, è finita; io sono venuto per condurlo a forza via con me; ebbene sì, questo è quanto mi propongo di fare.

Sàvitri rispose:

14. O Signore, ciò che ho udito è che tu mandi i tuoi ministri a prendere gli esseri umani; come mai allora, o Possente, sei venuto qui di persona?

Markandeya continuò il suo racconto:

15. A quella domanda il Signore re e padre le spiegò ogni cosa, per soddisfarla e consolarla:

16. Poiché Satyavàn è integrato nel dharma ed è bellissimo, nonché un oceano di buone qualità, non sarebbe stato appropriato che fosse uno dei miei ministri a prenderlo; perciò sono venuto io in persona.

17. Detto questo, Yama estrasse a forza dal corpo l’anima di Satyavàn, quell’essere non più grande di un pollice che è legato al corpo e ne dipende.

18. Separato dal soffio vitale, il suo respiro cessò; il suo corpo, ora privo del suo splendore, restò immobile, e non era più così piacevole a vedersi.

19. Yama quindi, presa l’anima nel laccio, cominciò a trascinarla verso sud; Sàvitri, disperata, gli andò dietro seguendone i passi. La grande donna, devota al suo sposo, poté far questo poiché aveva ottenuto la siddhi, avendo portato a compimento il proprio voto.

Yama disse:

20. Sàvitri, torna indietro e occupati dei riti funerari per il morto; ora hai ripagato il debito verso il tuo sposo e sei libera; non puoi seguirlo oltre questo punto.

Sàvitri disse:

21. Dovunque il mio sposo sia condotto, o dovunque egli vada di propria volontà, seguirlo è il mio dovere; questo è l’eterno dharma, la condotta virtuosa.

22. In virtù dell’ascesi, della devozione verso i precettori spirituali, dell’amore per lo sposo, dell’osservanza del sacro voto, e della tua benevolente grazia, non c’è nulla che possa fermarmi.

23. Coloro che conoscono la scienza della realtà proclamano che, se si accompagna una persona per sette passi, si stabilisce con essa una relazione di amicizia; onorando perciò la nostra amicizia, che è stata così stabilita, ti dirò qualcosa cui spero vorrai prestare attenzione.

24. Coloro che non hanno la padronanza di sé, anche se vivono nella foresta, non possono praticare il dharma, o seguire i precettori, o sostenere l’ardua ascesi. I saggi, possessori del discernimento, ritengono che solo il dharma possa dare la felicità; per questo i saggi danno una così grande importanza al dharma.

25. Seguendo il proprio dharma, approvato da coloro che sono stabiliti nella verità, si può conoscere il sentiero che ci porta alla meta; per questo non si dovrebbe desiderare né il dharma del vicino, né quello di chi ci è estraneo, né quello di nessun altro. Il proprio dharma è quello che i saggi considerano eccellente.

Yama disse:

26. O tu senza macchia, devi tornare sui tuoi passi; tuttavia con la tua veracità, elegante dizione, conoscenza e buon uso delle parole, nonché con il tuo uso impeccabile della ragione, ti sei guadagnata la mia benevolenza. Chiedimi qualunque esaudimento, a parte il ritorno alla vita di chi è morto.

Sàvitri disse:

27. Il re mio suocero ha perso il proprio regno e si trova in esilio nella foresta, e per di più è cieco; desidero che, per tua grazia, possa riacquistare la vista e tornare a essere possente e glorioso come il fuoco e il sole.

Yama disse:

28. O tu che sei immune da ogni biasimo, ti concedo ciò che chiedi e sarai esaudita; ma vedo anche che, avendo camminato molto a lungo, sei ormai esausta. È meglio che tu torni indietro, prima che sia troppo tardi.

Sàvitri rispose:

29. Come posso essere stanca o esausta, quando sono vicina al mio sposo? Dove egli si trova, lì è il mio posto. Dovunque tu stia conducendo il mio Signore, proprio là devo andare; o dio sovrano, ascolta ancora quello che ho da dirti.

30. La compagnia delle persone virtuose, anche solo per un poco, è cosa degna di essere ricercata; essere amici dei saggi è considerata cosa ancora più grande; e l’associazione con le persone sagge porta sempre frutti. Pertanto, si deve sempre cercare di stare vicino a chi è veritiero e virtuoso.

Yama disse:

31. O bella e giovane donna, dici cose che apportano beneficio a tutti, e la mia mente ti ascolta con piacere; questo è un contributo all’intelligenza dei sapienti, e va debitamente riconosciuto. Chiedimi un altro esaudimento, purché non sia la vita di Satyavàn.

Sàvitri disse:

32. Il mio saggio suocero ha perduto il suo regno: fa sì che gli sia restituito e che lui sia di nuovo re, come prima. Egli per me è un precettore: fa sì che non abbandoni mai il dharma. Questo è il secondo esaudimento che ti chiedo.

Yama disse:

33. Presto, e senza difficoltà, il re riacquisterà il suo regno e non si allontanerà mai dalla retta via: o principessa, ora che ho esaudito le tue preghiere, torna indietro ed evita di logorarti così tanto.

Sàvitri rispose:

34. O Tu che mantieni l’ordine delle cose, che sei grande e stabile, la tua Legge è per il bene delle creature che porti da un mondo all’altro secondo il tuo volere; per questo sei universalmente conosciuto con il nome di Yama. Per favore, ascolta quello che ho ancora da dirti.

35. Essere privi di malizia ed evitare di ferire gli altri con il pensiero, le parole, o le azioni, ma al contrario beneficiarli, mostrare sempre gentilezza, fare la carità, questo in verità è il dharma dei virtuosi.

36. Le creature di questo mondo, in generale, hanno una vita breve e tendono a sperperare le loro energie; ma i nobili e i saggi sono sempre amichevoli e gentili, come tu sai bene, anche verso i nemici che li osteggiano.

Yama disse:

37. O donna luminosa e intelligente, come chi è assetato gode quando gli viene data acqua, io godo delle tue parole che mi commuovono grandemente; pertanto, di nuovo, chiedimi qualcosa che tu desideri davvero; a patto che non sia, naturalmente, la vita di Satyavàn.

Sàvitri rispose:

38. Mio padre non ha figli, o Signore della Terra, quindi concedigli che possa generare cento figli suoi, in modo che il suo lignaggio possa continuare e prosperare. Questo è il terzo esaudimento che spero di ottenere da te.

Yama disse:

39. O nobile donna, cento illustri figli nasceranno da tuo padre, che ne perpetueranno il lignaggio; ma ora che hai ottenuto anche questo esaudimento, o principessa, torna indietro poiché ti sei spinta davvero troppo lontano su questo sentiero.

Sàvitri rispose:

40. Sono vicina al mio sposo, pertanto questo luogo per me non è né lontano né remoto. La mia mente, poi, può andare ancora più lontano. Pertanto, continua pure sul tuo cammino, ma ascolta di nuovo le mie parole, pari a quelle che ho già pronunciato.

41. Tu sei il possente figlio di Vivashvan, e per questo i dotti ti chiamano Vivashvat; sei equanime e giusto verso tutte le creature, e sostieni il dharma. Per questo motivo, o Signore, sei conosciuto anche come Dharmaraja.

42. L’uomo ha fede nelle parole dei saggi più che in se stesso: per questo tutti riveriscono i saggi.

43. Gli esseri possono avere fiducia l’uno nell’altro solo se hanno un cuore buono; per questo i saggi godono della fiducia di tutti.

Yama disse:

44. Da nessuno che mi abbia mai rivolto parola, o donna sapiente e brillante, ho mai udito parole più sante; chiedimi quindi un altro esaudimento, il quarto, poiché sono davvero compiaciuto. Basta che non sia la vita di chi è morto; poi, fai ritorno da dove sei venuta.

Sàvitri rispose:

45. Fà che dalla mia unione con Satyavàn possano nascere cento figli, nobili ed eroici nei loro atti, senza difetti, che facciano crescere la gloria della casata; questo è il quarto esaudimento che ti chiedo.

Yama disse:

46. Tu avrai, o donna, cento figli, forti ed eroici, che porteranno gioia nel tuo cuore; ma, o principessa, ora è davvero troppo lunga la distanza che hai percorso. Devi metterti sulla via del ritorno al più presto, o non riuscirai mai più a tornare indietro.

Sàvitri disse:

47. I santi e i saggi seguono costantemente il dharma e non conoscono la disperazione, né si sentono mai afflitti in qualsivoglia momento o circostanza. Una tale associazione o compagnia delle persone devote con i saggi non manca mai di generare frutti e risultati. I saggi non inducono mai alcuna paura nelle persone.

48. I saggi, mediante la verità, guidano anche il sole nella sua orbita; mediante l’ascesi reggono il mondo; e il passato, il presente e il futuro trovano anch’essi rifugio nei saggi, o Re. Le persone nobili che si trovano in compagnia dei saggi non hanno mai nulla da temere o soffrire.

49. Chi possiede la nobiltà onora e serve la pratiche del dharma, il cui valore è eterno; nel dharma tali esseri operano per il bene reciproco, e non si guardano mai l’un l’altro con intenti diversi dal bene.

50. Le benedizioni di chi dimora nella Verità non restano mai sterili; in tali esseri non esiste la malattia dell’egoismo, e neppure il senso dell’orgoglio ferito o deluso; poiché queste tre qualità sono sempre presenti in tutti i saggi, questi sono universalmente salutati come i protettori del mondo.

Yama disse:

51. O donna casta e devota, più mi parli delle nobili cose che concernono il dharma in questo modo, in versi bene ornati, pregnanti di significato e gradevoli alla percezione, più cresce la mia eccellente devozione per te; pertanto, scegli un altro esaudimento e io te lo concederò, a condizione che sia appropriato.

Sàvitri disse:

52. O distruttore dell’orgoglio, l’ultimo esaudimento che mi hai concesso era diverso dagli altri, poiché non può relizzarsi senza che il mio matrimonio abbia il suo corso; per questo, di nuovo, ti chiedo la vita di Satyavàn. Senza di lui, il mio sposo, io sono come morta.

53. Se devo godere un simile piacere senza il mio sposo, preferisco astenermene; se anche mi fosse offerto il cielo, non ne varcherei la soglia senza il mio sposo; non mi interessano fortuna e ricchezze se sono destinata a possederle senza il mio sposo; in verità, senza il mio sposo non voglio neanche esistere.

54. Mi hai concesso la grazia di cento figli, ma ti stai portando via il mio sposo; pertanto ancora una volta ti chiedo la vita di Satyavàn. È il solo esaudimento che possa far avverare tutte le tue parole.

Markandeya proseguì il suo racconto:

55. Dicendo “Così sia” il Dharmaraja Yama, il figlio di Vivashvan, allentò il cappio che aveva stretto attorno all’anima di Satyavàn e, compiaciuto, parlò a Sàvitri in questo modo:

56. O donna gentile, ecco, ho liberato il tuo sposo, o figlia che dai onore al tuo casato; le tue parole così piene dei meriti del dharma, o devota donna, mi hanno allietato oltre misura. Ecco, te lo restituisco in eccellente salute e pronto a far ritorno, in modo che il tuo desiderio possa presto avverarsi.

57. Satyavàn godrà di una vita lunga quattrocento anni, che vivrà tutta insieme a te; inoltre, grazie alla sua offerta dei sacri Yajna sacrificali del fuoco, e alla sua impeccabile condotta secondo il dharma, sarà onorato nel mondo.

58. Satyavàn ti donerà cento figli, e tutti saranno eroici re e regine, che a loro volta avranno figli e nipoti.

59. Essi saranno tutti conosciuti per sempre con il tuo nome; non solo, ma anche tuo padre avrà cento figli da tua madre.

60. Poiché questi nasceranno da tua madre Malawi, essi saranno conosciuti come i Malawa; a loro volta, i tuoi fratelli avranno figli e nipoti che saranno re e regine, splendidi come dèi.

61. Avendo concesso tutti questi esaudimenti e reso grazie a Sàvitri, il possente Reggitore della Legge le diede il permesso di far ritorno a casa mentre egli stesso faceva ritorno alla sua dimora.

62. Dopo la partenza di Yama, Sàvitri corse al luogo dove il corpo del suo sposo ancora giaceva morto.

63. Vedendolo ancora disteso a terra, ella gli si avvicinò; si sedette accanto a lui, prese il suo capo tra le mani e se lo appoggiò sulle ginocchia.

64. Satyavàn subito riacquistò coscienza e prese a parlare a Sàvitri, col tono di chi è appena tornato da un lungo viaggio; e la guardava tutta con occhi pieni d’amore.

Satyavàn disse:

65. Oh! Ho dormito così a lungo, perché non mi hai svegliato? E dov’è quell’essere tenebroso che mi stava trascinando via con sé?

Sàvitri rispose:

66. Sì, mio Signore, in effetti hai dormito sulle mie ginocchia per parecchio tempo; e quell’essere era il grande dio Yama in persona, colui che regge il destino delle creature. Ma ora se ne è andato.

67. O principe altamente virtuoso e fortunato, ora sei sveglio e ben riposato; guarda, la notte è ormai su di noi: se ti senti abbastanza forte, alzati.

Markandeya continuò a raccontare:

68. Satyavàn tornò pienamente in sé e si alzò, lieto come chi si risveglia da un sonno ristoratore; poi, dopo aver dato una buona occhiata alla foresta in tutte le direzioni, disse:

69. Sono venuto qui per raccogliere frutti e legna, e tu mi hai accompagnato, snella e agile, con i tuoi bei fianchi e la tua grazia; ma, mentre tagliavo la legna, ho sentito un forte dolore trafiggermi la testa.

70. Non riuscivo a reggermi in piedi a causa di quell’acuto dolore, per cui, sdraiatomi, ho appoggiato il capo sulle tue ginocchia e mi sono addormentato; ora mi ricordo tutto questo, o dolce e bella sposa.

71. Nel sonno, cullato dal contatto col tuo corpo, ho perso consapevolezza; poi mi è apparsa una tenebra agghiacciante, e subito in essa ho visto un essere che emanava un grande splendore.

72. Se sai qualcosa di tutto questo, o tu graziosa e dalle belle forme, ti prego di dirmelo; si trattava di un sogno, o era qualcosa di reale?

73. Allora Sàvitri rispose: o principe, poiché la notte avanza da ogni lato, ti racconterò ciò che è successo domani, in tutti i particolari.

74. Ora alzati, o Suvrata, alzati e preparati ad avvenimenti di buon auspicio; dobbiamo affrettarci a tornare dai tuoi genitori, perché il sole è già tramontato e la sera si fa sempre più buia.

Markandeya continuò così il suo racconto [….]:

103. Così dicendo quella virtuosa donna, Sàvitri, avvolse in un nodo i lunghi capelli e, porgendo entrambe le mani allo sposo, lo aiutò ad alzarsi.

104. Satyavàn fu in piedi e, con una mano, ripulì il proprio corpo dalla polvere; poi si guardò attorno e vide il cesto dei frutti appoggiato a terra poco distante.

105. Sàvitri gli disse che il cesto con i frutti poteva essere recuperato il giorno successivo; tuttavia pensava fosse meglio che portassero con loro l’ascia, per potersi proteggere.

106. Appese il cesto pieno di frutti al ramo basso di un albero vicino e, con l’ascia in mano, tornò dove stava il suo sposo.

107. Prese la mano sinistra dello sposo e se la passò intorno alla spalla sinistra, cingendolo in vita con la mano destra; poi, muovendosi con destrezza con il suo corpo dal seno generoso, si mise in cammino con il passo rilassato ed elegante dell’elefante.

Satyavàn disse:

108. O vereconda donna, poiché frequento da tempo questa parte della foresta ne conosco bene alcuni sentieri; mi basta guardare alle stelle attraverso i rami degli alberi per identificarli facilmente.

109. Infatti, questo è lo stesso sentiero da cui siamo venuti e lungo il quale abbiamo raccolto i frutti; o tu luminosa e bella, puoi seguirlo senza preoccuparti.

110. Vicino a quel gruppo di alberi palash il sentiero si divide e va in due direzioni diverse; prendi quello che va verso nord. Ora affrettiamoci.

Markandeya concluse:

Così disse Satyavàn, dopodiché lui e Sàvitri si diressero verso l’Ashram senza ulteriori indugi.

[….]