Hu Hsu (Xu Fancheng), il primo discepolo cinese dell’Ashram

 

Di recente, in occasione di una visita dell’ambasciatore cinese, è stato commemorato a Pondicherry il primo discepolo cinese dell’Ashram di Sri Aurobindo, uno studioso e artista conosciuto in India come Hu Hsu, ma noto in Cina con il nome di Xu Fancheng.

Hu Hsu nel suo studio a Pondicherry negli anni ’60

Negli anni ’70, nelle vie di Pondicherry,  era impossibile non notarlo: un gentiluomo cinese di circa sessant’anni, spesso in abito tradizionale, alto, magrissimo, che passeggiava con espressione invariabilmente calma e serena. A volte portava sulla fronte una visiera per proteggere gli occhi dal sole, soprattutto quando andava in bicicletta; quando camminava, teneva in mano un ombrello o un bastone da passeggio di bambù.

Hu Hsu a Pondicherry e dintorni, negli anni ’60 e ’70

Era un letterato, un autore e traduttore di straordinaria erudizione, e anche calligrafo e pittore. Nato del 1909 da una facoltosa famiglia di Changsha, nello Hunan, gli fu dato il nome di “Hsu” (“Xu” nella trascrizione pinyin attualmente in uso). Fancheng è il suo nome “di penna”. Da bambino apprese completamente la lingua cinese classica, sotto la guida di un discepolo del maestro Wang Kaiyun. Giovanissimo, divenne studente e amico di Lu Xun, un famoso scrittore. Dal 1927 al 1929 studiò storia alla Zhongshan University e letteratura europea alla Fudan University.

A vent’anni andò in Germania, per studiare belle arti e filosofia all’università di Königsberg. Nel 1932 tornò in Cina e, incoraggiato da Lu Xun, tradusse Also sprach Zarathustra di Nietzsche. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, aderendo a un programma di scambi culturali tra la Cina e l’India, si recò in India per collaborare con la Rabindranath Tagore International University. Ma la caduta del governo nazionalista cinese mise fine al programma, e Hu Hsu si recò allora per proprio conto a Varanasi, dove si dedicò allo studio del sanscrito.

Una rara foto (probabilmente) di Hu Hsu, quando aveva 26 anni

Nel 1951 Hu Hsu arrivò a Pondicherry per visitare l’Ashram di Sri Aurobindo, e quella fu la svolta della sua vita. Diventato ashramita, si dedicò alla pratica dello yoga integrale e insegnò allo Sri Aurobindo International Centre of Education. Ben presto cominciò a tradurre l’opera di Sri Aurobindo in cinese. Restò a Pondicherry per più di 27 anni, fino alla fine degli anni ’70, quando rientrò in Cina. Lì proseguì i suoi studi e si dedicò ad attività accademiche fino alla sua morte, avvenuta a Pechino nel 2000, a 91 anni.

Oltre alle opere principali di Sri Aurobindo (da The Life DivineThe Synthesis of Yoga) Hu Hsu ha tradotto anche testi tradizionali della tradizione Hindu come la Bhagavad Gita e le Upanishad, e il poema Megadhuta di Kalidasa. Nel 2006 la Shanghai Joint Publishing Company ha pubblicato le opere di Xu Fancheng in 16 volumi. Vi sono incluse, oltre alle traduzioni, molte delle sue opere originali, spesso in forma di brevi saggi, su una vasta gamma di argomenti che vanno dall’Induismo al Confucianesimo e dal Taoismo al Buddhismo, toccando anche la filosofia dell’antica Grecia.

Grazie al lavoro di Hu Hsu, oggi Sri Aurobindo è studiato in molte università della Cina. But Sun Bo, che è stato l’assistente di Hsu nei suoi ultimi anni, ci informa che i volumi pubblicati purtroppo non includono la totalità dei suoi lavori. Alcuni manoscritti, in particolare un ultimo libro dedicato al Buddhismo, sono andati perduti dopo la sua morte.

 

Hu Hsu in Cina, nei suoi ultimi anni.

 

Hu Hsu con Mère

 

È interessante leggere quello che Mère ebbe a dire di lui:

Hu Hsu mi ha scritto una lettera, e una sua frase ha portato un problema particolare alla mia attenzione. Diceva, “Ho lavorato infinite ore a tradurre – è un compito meccanico.” Mi sono domandata che cosa intendesse per “compito meccanico” perché, per quanto mi riguarda, è impossibile tradurre se non si ha l’esperienza – se ci si mette a tradurre parola per parola, si perde completamente il senso. A meno di non avere l’esperienza di ciò che si traduce, tradurre è impossibile. Poi improvvisamente mi sono resa conto che i cinesi non traducono come facciamo noi! In cinese, ciascun carattere rappresenta un’idea più che una parola a sé stante; la base sono le idee, non le parole con i loro significati, per cui la traduzione deve essere un tipo di lavoro completamente diverso, per loro. Allora ho cominciato a identificarmi con Hu Hsu, per capire che cosa fa quando traduce La Sintesi dello Yoga di Sri Aurobindo in ideogrammi cinesi – e evidentemente deve averne creati di nuovi! Era molto interessante. Deve aver inventato ideogrammi nuovi. Gli ideogrammi cinesi sono composti da segni radice il cui significato cambia a seconda della posizione. Ciascun segno radice, semplificato, può essere collocato in combinazione con altri segni radice in cima a un ideogramma, o in fondo, su un lato o sull’altro. Quindi, trovare la giusta combinazione per esprimere idee nuove deve essere un compito affascinante! (Non so quanti segni radice possano stare in un ideogramma, ma alcuni sono molto estesi e devono contenerne parecchi; a dire il vero, mi sono stati mostrati ideogrammi che esprimevano nuove scoperte scientifiche, ed erano molto estesi). Insomma deve essere davvero interessante lavorare con le nuove idee in quel modo!

E Hu Hsu definisce tutto questo un “compito meccanico”. Quell’uomo è un genio! E ha anche esperienze. Non abbiamo quasi mai parlato, ma ho visto alcune lettere che ha scritto. Rivolgendosi a qualcuno, diceva: “Se volete avere l’esperienza del Taoismo, tutto quello che dovete fare è venire a vivere qui all’Ashram – potrete avere la REALIZZAZIONE della filosofia di Lao-Tse.” 

È un saggio!

(Tradotto da Mother’s Agenda, Oct 30, 1962)

Hu Hsu a Pondicherry, a una mostra di alcuni suoi disegni a china, davanti ai ritratti di Sri Aurobindo e Mère.